Storia

Il fondatore dell’azienda è un siciliano, Antonino La Ferla, che arrivato in Calabria, si compiace della ricchezza d’acqua di questa terra e volendo coltivare riso, che già coltivava in Sicilia, vi si trasferisce con la famiglia, di cui era parte il giovane Orazio. Costui ben presto è costretto a partire come militare; è il tempo della grande guerra del  ’15/’18. Dopo varie vicende verso la fine della guerra viene preso prigioniero e trattenuto  in una azienda agricola tedesca; questa è una fase importante della sua vita perché per quanto prigioniero acquisisce forma mentis e anche tecniche agrarie più avanzate di quelle praticate nelle nostre Regioni. Al ritorno della guerra non trova più il padre e una sorellina che erano stati stroncati dalla epidemia della “spagnola” proprio nella casa di Trigna. Orazio, pur sconvolto da queste perdite diventa precocemente capofamiglia. Intanto a Trigna come in tutta la piana paludosa di S. Eufemia, imperversava  la “malaria”. Orazio partecipa, assieme ad altri agricoltori, sostenuto dalle istituzioni dell’epoca, alla bonifica della Piana tramite la escavazione di grandi canali che allora venivano realizzati tutti manualmente.

Continua a coltivare il riso che esporta come riso da seme anche nel Vercellese, ed  in questa terra,  patria nazionale del riso, viene fatto oggetto di molte gratifiche. Tra le altre benemerenze riceve  la nomina di Cavaliere del lavoro nel 1938 da parte di Vittorio Emanuele II. Da agricoltore attento seleziona una varietà di riso fino, un vialone nano molto apprezzato che porta tutt’ora il suo nome. Assieme alla produzione di riso vengono impiantati  agrumeti di qualità pregiata attraverso la tecnica dell’innesto  di “marze”,  importate dalla Sicilia. L’azienda La Ferla in questo periodo è  un centro di massima vitalità, vi si produceva di tutto: dai melograni, alle mele, all’uva, alle pesche e alle “merendelle”; vi si trovavano molti gelsi le cui foglie nutrivano i bachi da seta. Trigna era un punto di riferimento per molti lavoratori, e chi aveva voglia di lavorare, il lavoro  lo trovava senz’altro. Si allevava ogni tipo di animale: dai cavalli che pascolavano lungo le rive del fiume Amato, alle mucche, ai buoi che servivano per arare i campi, alle pecore, alle anatre ed oche  condotte al pascolo dal “papararo”.

In questo periodo di massimo splendore, la Trigna è in microcosmo autosufficiente, è un brulicare di persone, di famiglie e di bambini che giocano all’aria aperta. E’ possibile, oggi, visitare la vecchia cantina, il forno a legna, con i quali le persone che vi risiedevano,  provvedevano, così, al loro fabbisogno alimentare. Dobbiamo immaginare un villaggio con  tante  famiglie e con  tanti bambini, motivo per cui fu istituita la scuola di Trigna, una pluriclasse che rendeva più agevole a questi lavoratori di mandare i figli a scuola. Di sabato si faceva festa e si ballava sull’aia, spesso nascevano amori che poi si consolidavano in matrimoni tra i giovani di queste famiglie. Durante il ventennio furono mandati in Calabria e presso l’azienda La Ferla dei coloni dal Veneto, che poi si insediarono nella zona. Ancora oggi, i cognomi veneti presenti a Sant’ Eufemia tradiscono tale origine.

Nella sua attività il Cavaliere viene accompagnato dal figlio Antonino che, laureatosi in Scienze Agrarie nel 1956, condivide col genitore la responsabilità dell’azienda, dedicandosi prevalentemente alla zootecnia. Costruisce, infatti, una stalla di mucche da latte scelte personalmente in Canada e fino al 1965 lavora a fianco del padre, nonostante questo fosse ormai avanti negli anni e provato dalla malattia che lo porta via alla fine del 1969. In questi ultimi anni, a Trigna,  inizia a flettere la produzione del riso sia per la crisi che incomincia ad investire l’agricoltura, sia per la difficoltà di reperire in loco  manodopera esperta e competente, come le mondine vercellesi. Siamo oramai negli anni ’70 l’agricoltura è  in piena crisi sia per la “fuga dai campi”, sia per l’aumento del costo della manodopera spesso non proporzionata ai prezzi dei prodotti agricoli,  e  infine, negli ultimi anni, anche per altri fattori, tra i quali, la globalizzazione.

Ciononostante, si è continuato a produrre, cercando di realizzare anche prodotti di qualità, convertendo la produzione stessa al biologico, e ristrutturando alcuni edifici, rendendoli adatti ad alloggi agrituristici. Oggi, la Trigna, si propone come residenza agrituristica ospitandovi in antichi locali ora ristrutturati in comode camere e servizi privati, con entrata indipendente su un ampio cortile comune, e un’accogliente sala riunione con televisore. Gestita direttamente dai proprietari, garantisce un’ospitalità accogliente e familiare. Potrete godere appieno la serenità di un menage campagnolo, ritemprarvi con passeggiate a piedi o a cavallo fino al mare e godere degli splendidi tramonti mediterranei.

 

La nostra azienda è presente anche negli archivi SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche)

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